Un po' di storia

Con la collaborazione del Dott. Bini Alfredo e della Dott.ssa Luisa Zuccoli - Università degli studi di Milano

Nell'ultimo decennio i lavori di Bini (1987) e Da Rold (1990) hanno portato alla revisione della geologia di quei corpi sedimentari che la tradizione geologica ha raggruppato sotto i termini (di origine popolare lombarda) "Ceppo" e "Ferretto".
Questi corpi si presentano con alcuni tratti caratteristici fondamentali: il Ceppo è un conglomerato posto stratigraficamente al di sotto del Ferretto, il quale è profondamente alterato ed è, a sua volta, coperto da una coltre di limo molto arrossato, ricco in argilla e in ossidi di ferro.

 

Affioramento di formazioni ferrettizzate nei pressi di Rovate

 

L'arricchimento in ossidi di ferro spiega il nome popolare e invita a ritenere che, originariamente e al di fuori del contesto geologico, questo nome fosse riferito esclusivamente ai limi sommitali che sono stati ampiamente utilizzati dall'uomo, nel corso dei secoli, per la produzione di laterizi.
Il quadro stratigrafico al quale questi corpi sono stati riferiti più frequentemente è quello proposto da Penck e Brùckner che prevede l'esistenza nel Quaternario di quattro espansioni glaciali, con i relativi interglaciali. Queste fasi glaciali sono state precedute dalla deposizione di vasti corpi alluvionali che si appoggiano sui depositi del Pliocene marino.Nella letteratura geologica il Ceppo, alluvionale, è stato perciò attribuito al Villafranchiano o alle prime fasi del Quaternario, mentre il Ferretto, glaciale, è considerato un deposito glaciale appartenente al Mindel e profondamente alterato durante l'interglaciale Mindel - Riss.
Non esiste tuttavia un quadro stratigrafico univoco poiché ai due termini sono associate diverse definizioni: il Ceppo è da alcuni autori considerato un corpo unico, mentre da altri è suddiviso in due parti che sono testimonianza di un cambiamento del reticolato idrografico prealpino; il Ferretto è quasi sempre considerato come la testimonianza di un unico evento glaciale, anche se in certi casi si reputa possibile riconoscere al suo interno più fasi di deposizione. Attualmente questo modello risulta insostenibile poiché non si adatta facilmente nè ai modelli delle oscillazioni climatiche basati sui dati che ci provengono dai fondali oceanici, ne al quadro stratigrafico complesso che i nuovi rilevamenti geologici hanno evidenziato.

Non è più possibile quindi usare la terminologia classica per riferirsi a singoli eventi climatici e deposizionali perché i dati di rilevamento indicano una situazione ben più complessa  che deve essere analizzata caso per caso senza estendere arbitrariamente ad altre zone i risultati raggiunti oggettivamente in una determinata area.

Per Nangeroni, i depositi della più antica delle glaciazioni (Gùnz) si appoggiano sui depositi marini del Pliocene e sono coperti dal Ceppo, che costituisce l'ossatura dei due pianalti e sul quale si vengono ad appoggiare i depositi ferrettizzati del Mindel e i depositi fluvioglaciali e glaciali più recenti (Riss e Wùrm); nelle zone più rilevate l'alterazione è, secondo l'autore, talmente spinta da aver completamente cancellato le tracce dei clasti originariamente presenti e, perciò, la porzione sommitale del profilo d'alterazione del ferretto è costituita da un'argilla assai arrossata (Nangeroni, 1956), che proviene dal completo disfacimento del materiale originario non attribuito a deposizione eolica.
L'origine del ferretto è considerata inizialmente come polifasica (Nangeroni, 1931), ma più tardi (Nangeroni, 1956) è attribuita esclusivamente all'interglaciale Mindel-Riss.

Per Billard invece, l'interesse è concentrato soprattutto sui limi argillosi di origine eolica che costituiscono le coperture più superficiali dei depositi e che  utilizza, sulla base delle caratteristiche del profilo pedologico, per attribuire età relative ai vari corpi ghiaiosi su cui appoggiano.

Dimostra un interesse particolare verso il problema del "grande interglaciale Mindel-Riss" che, più volte, considera smembrato in diversi interglaciali. Billard (1995) propone la possibilità di riconoscere sette differenti terrazzi, costituiti da depositi connessi a glaciazioni differenti, e pedogenizzati durante gli interglaciali successivi; il Mindel comprende i depositi dalla terza alla settima glaciazione.

Si osserva quindi che, nonostante le cospicue differenze, i due autori considerano il modello classico un valido riferimento e, soprattutto, non pongono in discussione la possibile diversità di costituzione fra i due pianalti della Valle dell'Olona.

Un nuovo impulso si ha a partire dalla pubblicazione, nel 1978, dell'articolo "Southern Alpine lakes - Hypotesis of an erosional origin related to the Messinian entrenchment" da parte di Bini, Cita e Gaetani. La possibilità che le valli occupate attualmente dai laghi si siano originate durante il Messiniano impone una notevole revisione di tutto il modello paleogeografico dell'area circummediterranea accettato nei decenni precedenti. Inoltre i dati climatici, desunti dallo studio del rapporto isotopico degli ossigeni nei foraminiferi, non hanno affatto confermato l'esistenza di quattro punte fredde principali, che sui continenti potessero essere considerate come glaciazioni. Anzi, le curve oceaniche mostrano un numero elevato di stadi freddi alternati a stadi caldi con frequenze particolari che non hanno ancora trovato una spiegazione unanimemente accettata.